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Della natura o Del modo come si fa indaco, Cennini non dice

Posted in Fonti e letteratura, Indaco da guado by Mina Sottile on luglio 5, 2010

La tinta indaca. Togli quella quantità di fogli di sopra detta; abbi mezza oncia di biacca e la quantità di due fave d’indaco maccabeo e macina bene insieme , perché per triare bene non se ne guasta la tinta. Tempera con la medesima tempera, a modo detto sopra

[CC, XIX Come dèi tignere le carte di tinta indaca]

Verde è un colore el quale si fa d’orpimento le duo’ parti, e una parte indaco; e triasi bene insieme con acqua chiara. Questo colore è buono a dipingere palvesi e lancie, e anche s’adopera a dipingere camere in secco

[CC, LIII Del modo come si fa un verde d’orpimento e d’indaco]

XIX e LIII sono gli unici capitoli del Libro dell’arte che riferiscono dell’indaco. Qui di seguito alcune considerazioni circa uso e conoscenza che CC ha di questo colore, così come possono emergere da una lettura del testo:

  • esiste una precisa conoscenza del colore, testimoniata da una distinzione etimologica puntuale tra indaco maccabeo e indaco, che significa consapevolezza di qualità e provenienza del prodotto citato
  • maccabeo è una storpiatura di baccadeo o bagadeo per dire «di Bagdad», centro geografico per le carovaniere provenienti dall’Oriente che commerciava indaco sottoforma di cubetti pressati oppure in pasta; da Bagdad il colore veniva spedito ai porti italiani, specie al porto di Venezia, e da qui commerciato in tutta Europa
  • indaco senza nessun aggettivo indica l’indaco nostrano ovvero l’indaco europeo estratto dal guado [Isatis tinctoria] intensamente coltivato e commerciato in Europa per il suo largo uso tintorio; viene soppiantato dall’indaco d’Oriente verso la fine del XVI secolo
  • CC parla con naturalezza e precisione di indaco, ma non si occupa di indaco, infatti nell’elencazione esaustiva della natura di o del modo in cui si fa riferita ai diversi colori [da XXXVI Come ti dimostra i colori naturali e come dèi macinare il negro a LXII Della natura e modo a fare dell’azzurro oltra marino] non comprende alcun precetto circa la preparazione dell’indaco, sia nostrano che orientale
  • per avere nozione “circa la preparazione dell’indaco partendo dal guado per scopi pittorici siamo largamente informati dal Ms. Bolognese del XIV secolo (v. Guerrini-Ricci, op. cercare) dove troviamo per esempio” [Brunello, Il libro dell’arte a cura di, Neri Pozza, p. 22]

Ad fatiendum endicum. Recipe guatum in herba et eum pista valde bene subtiliter et fac pallottas sicut poma

In relazione all’ultimo punto in elenco si deve notare che:

  1. il precetto di LIII Del modo come si fa un verde d’orpimento e d’indaco rimanda al Ms. Bolognese che per fare verde composto da orpimento e blu indaco prescrive

Ad viridem fatiendum. Invenies auripiumentum et indicum de Bagadon et tere bene cum aqua et cum residerit, tere cum aqua gumata, fiet viridem. Et si tibi placet, acipe de auro piumento et tere et simul missce de biacha et de indico et fac ut supra et erit viridis

  1. il Ms. di Bologna riporta esattamente la pratica di estrazione del colore dal guado presente e in uso in Europa [Francia e Italia] da XIV a fine XVI secolo, quando prassi [estrazione per fermentazione dalla cocaigne] e pigmento [indaco europeo] vengono radicalmente soppiantati da prassi [estrazione per ossigenazione in vasche] e colore [indaco baccadeo] direttamente importati dall’Oriente, con un conseguente abbandono della coltivazione del guado [Isatis tinctoria L.]
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